Malattie neurodegenerative: come non farsi trovare impreparati nel prossimo futuro

L’intervista del Prof. Stocchi sulle pagine del Wall Street Italia


In Italia si registra la percentuale più alta di popolazione anziana. Gli over 65 sono il 21,7% degli individui contro il 18,9% della media europea. L’aspettativa di vita media si allunga e con essa cresce la popolazione esposta al rischio di contrarre malattie degenerative come Parkinson e Alzheimer. Come potrebbe cambiare lo scenario nei prossimi dieci anni? Il Professor Fabrizio Stocchi, Responsabile del Centro per la Cura e la Diagnosi del Parkinson IRCCS San Raffaele Roma e Professore Ordinario all’Università Telematica San Raffaele Roma, lo ha raccontato sulle pagine della rivista “Wall Street Italia”, ospite del dossier “Vivere sicuri” in edicola con il numero di gennaio.


La possibilità di contrarre una malattia neurodegenerativa aumenta con l’invecchiamento anche se, per alcune di queste malattie, non si tratta dell’unico fattore di rischio. A causa dell’invecchiamento della popolazione, per questo disturbo, così come per tutte le patologie neurodegenerative, si prevede un aumento dell’incidenza e della prevalenza, con conseguente impatto sulla spesa pubblica.


La società non deve farsi trovare impreparata in quanto nel prossimo futuro ci sarà un aumento di pazienti con questa patologia: “la ricerca sta investendo moltissimo nelle malattie neurodegenerative. Farmaci innovativi sintomatici per la cura del Parkinson arriveranno sul mercato nei prossimi anni e questo porterà a una maggiore autonomia ed efficienza dei pazienti. La vera sfida però sta nel cambiare il decorso delle malattie degenerative”, spiega il Prof. Stocchi. “Bisogna aumentare le conoscenze su queste malattie in modo da poter riconoscere i primi sintomi e quindi poter effettuare una diagnosi precoce. Le nuove terapie, soprattutto quelle biologiche, hanno dei costi elevati come abbiamo già avuto modo di osservare nelle nuove terapie oncologiche o quelle per l’artrite reumatoide. Bisogna poter investire nelle nuove cure per avere poi minori costi nella gestione futura del paziente ma bisogna anche caratterizzare correttamente i pazienti che potrebbero beneficiare di una terapia piuttosto che un’altra. I piani economici vanno approntati ora per non farsi trovare impreparati nel prossimo futuro”.


Per leggere l’intervista completa scarica il pdf nella sezione in alto a destra.

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